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Artrite e movimento

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria sistemica a carattere cronico invalidante, di natura autoimmune ad eziologia non del tutto conosciuta, che colpisce primitivamente le principali articolazioni (mano, caviglia, anca, ginocchio ecc.) in modo simmetrico e provoca danni a strutture annesse ad alcuni organi.
E’ caratterizzata da dolore, tumefazione e distruzione articolare, disabilità funzionale, coinvolgimento sistemico e compromissione della durata e della qualità della vita. L’AR rappresenta un importante problema di salute pubblica per via della sua prevalenza (0,3-1%), per il fatto che colpisce in genere soggetti in età lavorativa e per considerevoli costi del trattamento al servizio sanitario nazionale. La malattia colpisce più frequentemente il genere femminile (2:3) e tra i fattori di rischio sembrano particolarmente importanti la familiarità e il fumo di sigaretta. Può insorgere a ogni età, ma il picco è stato individuato tra i 40 e i 60 anni. L’esordio della malattia può avvenire con diverse modalità; perciò è bene recarsi da uno specialista se vi sono franche manifestazioni dei principali sintomi, in quanto una diagnosi precoce e una terapia corretta avviata prontamente possono rallentare notevolmente il decorso della malattia. Sono stati analizzati i benefici resi dall’attività aerobica sulla patologia, per definizione si intende qualunque forma di esercizio fisico che coinvolga più gruppi muscolari e che faccia progressivamente aumentare il ritmo cardiaco per almeno 20 minuti: per esempio cyclette, remergometro, corsa e/o camminata sul treadmill, allenamento di gruppo a circuito ecc. Diversi studi presi in esame dimostrano come protocolli di allenamento, individualizzati e supervisionati da tecnici del settore, possano incrementare notevolmente il livello di efficienza cardiorespiratoria riducendo così il tasso di mortalità per problematiche cardiovascolari, rischio fortemente legato alla caratteristica infiammatoria sistemica dell’artrite reumatoide.
La fatica, intesa come tolleranza all’esercizio, induce la maggior parte dei soggetti patologici ad abbandonare la pratica di attività fisica. Infine è stato dimostrato come periodi di esercizi a intensità medio-alta, diminuiscano in modo significativo la percezione del dolore cronico articolare (principale sintomo degenerativo della malattia) oltre a prevenire rigidità articolare, a mantenere forti e sani i tessuti ossei e cartilaginei, a migliorare la condizione generale e la qualità di vita.
Dott.ssa Silvia Napoletano

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