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Che tipo di yoga pratichi?

Mircea Eliade (1907-1986; antropologo e storico delle religioni rumeno) definì lo yoga, all’inizio del secolo scorso, “un fossile vivente”, per la capacità che tale disciplina millenaria ha avuto nel corso dei secoli di rinnovarsi, continuando ad affascinare milioni di praticanti, non solo in India, dove sorse circa 5000 anni orsono, ma in tutto il mondo e oggi soprattutto in Occidente. Se la versatilità di tale metodo gli ha consentito di resistere alle intemperie del tempo e di travalicare i confini dello spazio, forse la buonanima di Eliade oggi si rigirerebbe nella tomba a fronte della quantità di metodi e pratiche che portano la denominazione, accanto a qualche sostantivo più o meno fantasioso, di -yoga. Lo yoga, essenzialmente è uno, e fonda saldamente le sue basi sui testi della tradizione.
Proviamo a ripercorrere, a grandissime linee, le tappe principali: nel sistema filosofico indù, lo yoga è uno dei sei darshana,(dottrina) ovvero uno dei sistemi ortodossi della filosofia religiosa. Nella fase classica appare la prima vera descrizione normativa dello yoga nel testo Yoga Sutra, attribuito a Patanjali (circa II° sec. a.C.), in cui lo yoga viene descritto con dovizia di approfondimenti fisici, psichici e spirituali, come ottuplice sentiero da percorre un passo alla volta, la cui finalità: “citta vritti nirodha” (estinzione dei vortici della mente) viene chiaramente enunciata nel primo aforisma dei quatto canti che compongono l’opera. E’ nel testo della Bagavadgita, (Il canto del Beato, III°sec. a.C. ) in cui troviamo l’enumerazione di tre vie di realizzazione legate allo yoga: il Bakthi yoga (yoga della devozione), il Karma yoga (yoga della azione) e lo Jnana yoga (yoga della conoscenza). Sempre in fase classica, lo yoga è via di conoscenza dell’infinito e di realizzazione della individualità nei Purana (con i Veda, testi della Sruti, la Rivelazione), e nelle numerose Upanishad, queste ultime presentate sotto forma di dialogo tra un maestro e il suo allievo in cui vengono scandagliati, con una forma piena di lirismo, i misteri dell’universo e offerto al lettore un senso escatologico dei processi della natura, ivi compreso l’uomo.
In epoca post-classica, V°-VI° sec d.C. sorgono lo Hatha yoga (unione del sole e della luna, ovvero dei due principi creatori opposti) ben descritto ne Hathayoga Pradipika, Gheranda Samhita e Shiva Samhita e, in ambito tantrico, il Kundalini yoga (yoga dell’energia), il Mantra yoga (yoga delle formule sacre), il Raja yoga (yoga regale). I testi divulgativi iniziano ad essere più numerosi così come sempre più numerose diventano le pratiche psicofisiche proposte dai vari maestri e quindi l’espansione, da parte degli adepti, di sperimentare stati di coscienza sempre più sottili. In questa epoca sorgono sette estremiste, dette “via della mano sinistra” in cui la trascendenza cercata sfida letteralmente la morte, gli yogi imparano a sospendere per lunghi periodi il respiro e il battito cardiaco, i praticanti sono di fatto asceti staccati da ogni comunità e contesto sociale.
La divulgazione dello yoga in Occidente che, fatte salve le commistioni filosofiche vediche nella cultura greco-antica, introdotte dalle vie aperte in oriente da Alessandro Magno, si espande a partire dal XIX° sec. e deve gran parte della sua fortuna, a personaggi del calibro, solo per citarne alcuni, di Paramahansa Yogananda (1893-1952; la sua Autobiografia, testo preferito da Steve Jobs, è uno dei best seller più venduti al mondo), di Swami Vivekananda (1863-1902; filosofo, mistico, primo portavoce del pensiero hindu al Parlamento delle religioni del mondo, Chicago, 1893), di Sri Aurobindo, (1872-1850; poeta, filosofo, nonché grandissimo yogi), la cui Sintesi dello yoga offre un metodo di reintegrazione tout-court. In Europa, degni di nota sono i lavori di Carl Gustav Jung, padre della psicanalisi, che dal suo lungo soggiorno in India trasse modelli comportamentali basati sui chakra e sui corpi sottili.
Varcato il secondo millennio della nostra epoca, parrebbe che l’”Occidentali’s karma” sia assetato di nuove pratiche, nuovi metodi, yoga a tutti i costi. Estinti, o quasi, i guru spirituali, i guru del marketing lo abbinano alle più svariate forme di pubblicità, lo yoga diventa un prodotto “fashion” a tutti gli effetti. Spesso associando termini sanscriti a termini anglosassoni, i nuovi metodi yoga si dotano sovente di veri e propri copyright! Dal Bikram yoga (posture praticate in ambienti riscaldati a 42 gradi), allo Antigravity yoga (esercizi pseudo yogici praticati su amache sospese dal soffitto), il panorama attuale offre di tutto e di più. Probabilmente molte declinazioni dello yoga un po’ troppo stravaganti lasceranno il tempo che trovano, al pari di ogni moda. Volendo pensare in positivo, assumiamo che una certa dose di creatività, quando non snatura e non devia dalle linee guida fondamentali, possa garantire ancora una volta allo yoga di continuare ad essere un “fossile vivente” e accompagnare l’umanità per altri millenni …
Roberta Ferrari

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